I bambini ci guardano. Una esperienza educativa controvento. Franco Lorenzoni

 

(dall’Introduzione)
Ho raccolto in queste pagine esperienze, pensieri e dialoghi intorno ad alcune questioni che abbiamo affrontato in una classe elementare della scuola di Giove, il piccolo paese umbro che si affaccia sulla valle del Tevere dove insegnavo matematica, storia, arte scienze e movimento.
Nel primo tempo - Il Mediterraneo è la spaccatura di Giotto - narro il nostro lungo viaggio di ricerca intorno al tema delle migrazioni svolto in terza elementare e prolungatosi in quarta, che abbiamo compiuto con l’aiuto di genitori giunti da altri paesi e continenti, e approfondito utilizzando diverse fonti e linguaggi: dalla matematica alla letteratura, dalla storia alla pittura, al teatro.
C’è poi una prima variazione in cui ci chiediamo con i bambini Dove si nasconde la matematica?, sperimentando le tante connessioni che questa disciplina ha con realtà. 
Nella seconda variazione - La solitudine delle consonanti - faccio un passo indietro e racconto di alcune difficoltà e scoperte fatte in classe nei primi anni, quando ci siamo trovati a confrontarci con le sfide che ci pone ogni diversità.
In un Intermezzo personale torno a memorie familiari e ad alcune esperienze giovanili che hanno orientato la mia formazione e sono all’origine del mio fare scuola.
Nel secondo tempo - Gandhi non dava ragione a uno ma a due - racconto come in quinta elementare siamo partiti dalla domanda che Erodoto pone nelle prime righe dalle sue Storie, sulla ricerca della “ragione per cui persiani e greci vennero in guerra tra loro”. Abbiamo provato a compiere una lunga manovra di avvicinamento ad alcuni grandi temi, come la relazione tra guerra e pace, violenza e nonviolenza, maschile e femminile, incontrando nel nostro cammino Pericle, Socrate e Aristofane, e poi Ipazia, Gandhi e Martin Luther King, fino a Malala e a Leymah Gbowee, l’attivista africana che ha ricevuto il premio Nobel per la pace per aver guidato una rivolta di donne contro gli uomini che conducevano una guerra civile che ha insanguinato per anni la Liberia, costringendo a combattere migliaia di bambini.
Il nostro è stato un procedere lento, avanti e indietro nel tempo e nello spazio, che ha rivelato quanto profonde possano essere alcune intuizioni, connessioni e ragionamenti di bambine e bambini, quando si confrontano ed entrano in risonanza con momenti cruciali della storia umana, dell’arte e della cultura.

 

INDICE


ENTRATA
Il mondo irrompe in terza elementare

PRIMO TEMPO, TERZA ELEMENTARE
Il Mediterraneo è la spaccatura di Giotto
1 I ricordi salgono o scendono?
2 Un giorno con la pronipote di uno schiavo
3 Entrare mani e piedi nella storia
4 Gli uccelli non hanno la penna d’identità
5 Quel piccolo razzismo tanto vicino a noi

VARIAZIONE 1
Dove si nasconde la matematica
6 Salire sul banco per trasformare la linea in un punto

VARIAZIONE 2
La solitudine delle consonanti
7 Le difficili sfide della disomogeneità

INTERMEZZO

SECONDO TEMPO, QUINTA ELEMENTARE
Gandhi non dava ragione a uno ma a due
8 Un libro, un film e un testo collettivo
9 La compresenza dei vivi e dei morti
10 Il passato lo vivi un po’ sfuocato
11 L’eclettica Ipazia e i giochi di Mudane
12 Il piccolo Omero e gli ostacoli alla conoscenza
13 Narrare la nonviolenza a teatro


USCITA
La storia dell’altro

“I BAMBINI PENSANO GRANDE. Cronaca di un’avventura pedagogica” di Franco Lorenzoni

(Sellerio 2014, p. 264 €.14)

pubblichiamo qui la premessa “Il calzino rovesciato” 

 

Il calzino rovesciato

di Franco Lorenzoni

 

I pensieri infantili sono sottili. A volte sono così affilati da penetrare nei territori più impervi arrivando a cogliere, in un istante, l’essenza di cose e relazioni. Ma sono fragili e volatili, si perdono già nel loro farsi e non tornano mai indietro.

Così alla maggior parte delle bambine e dei bambini non è concesso il diritto di riconoscere la qualità dei propri pensieri e rendersi conto della loro profondità. A molti non è concesso neppure di arrivare ad esprimerli, perché un pensiero che non trova ascolto difficilmente prende forma e respiro.

Una moltitudine innumerevole di associazioni, intuizioni, connessioni e vere e proprie folgorazioni infantili restano nascoste sotto terra, scavando un labirinto di canali che non arriveranno mai alla luce del sole, perché privati della dignità che nasce dal credere nella propria capacità di pensiero.

Quando nacque il mio primo figlio, sua nonna sarda ci disse che bisognava vestirlo mettendogli sempre un abito alla rovescia. Pescando dalla cultura arcaica contadina, riteneva che una mutanda o un calzino rovesciato potessero proteggerlo dal malocchio. Ciò che di male o di negativo arrivava dal mondo, nella sua idea era ostacolato e deviato da quell’abito rovesciato. Non credo al malocchio, ma penso che ci fosse saggezza in quella proposta, perché è nel modo in cui vestiamo gli abiti che consolidiamo le nostre abitudini.

E se vogliamo liberarci o perlomeno attenuare il malocchio assai concreto di chi ci vuole solo veloci consumatori dissennati o fruitori compulsivi di giochi che immergono per troppe ore in schermi d’ogni dimensione i bambini, fin dalla più tenera età, dobbiamo prenderci le nostre responsabilità e, da adulti, proporre a figli o allievi di indossare a rovescio qualche abito mentale, sin dai primi anni.

Ho desiderato raccontare un anno di vita di una quinta elementare del piccolo paese umbro dove insegno da molti anni perché ascoltando nascere giorno dopo giorno parole ed emozioni, ragionamenti, ipotesi e domande che emergevano dalle voci delle bambine e dei bambini con cui ho lavorato per cinque anni, ho avuto la sensazione di trovarmi di fronte a scoperte preziose, che ci aiutano ad andare verso la sostanza delle cose e verso l’origine più remota del nostro pensare il mondo.

Abbiamo dedicato l’intero anno a ricercare intorno a ciò che accadde nel Mediterraneo greco tra il 600 e il 200 prima della nostra Era. Un tempo in cui molti neonati affollarono quella culla. Il sorgere della matematica, i primi passi del pensiero scientifico, l’invenzione dell’alfabeto fonetico e della democrazia, la pratica del teatro e l’apparire della filosofia e del dialogo come fonti di conoscenza ci hanno accompagnato in questo nostro viaggio.

Poi, improvvisamente, un accadimento inaspettato e terribile ha segnato il nostro percorso perché a Giove, un pomeriggio di febbraio, un bambino di seconda elementare è morto soffocato, mentre si stava costruendo un’altalena sulle scale di ferro della casa della nonna. Questa tragedia ha colpito la scuola, il paese e tutti noi, scuotendoci profondamente e rimescolando molti nostri pensieri. L’avere costruito negli anni una consuetudine di ascolto non ha certo attenuato la nostra sofferenza, ma ci ha permesso di incontrare il tema della morte senza ritrarci.

Ora che ho terminato di riordinare la trascrizione dei nostri continui dialoghi, delineando il contesto in cui sono sorti e raccogliendo esitazioni, incertezze e passaggi di questa nostra avventura pedagogica, mi rendo conto che l’intento che mi ha spinto a raccontare sta nel desiderio di affermare con forza che i bambini devono essere ascoltati, perché di fronte al bello, alle difficoltà e anche alle tragedie della vita, sono capaci di nitidezza ed autenticità rare, che credo faccia bene a tutti incontrare.

Janusz Korczak, il medico e maestro ebreo polacco che accompagnò i suoi piccoli allievi fin nel lager nazista, scriveva: “E’ faticoso ascoltare i bambini. Avete ragione. Poi aggiungete: perché bisogna mettersi al loro livello, abbassarsi, inclinarsi, farsi piccoli. Ora avete torto. Non è questo che più stanca. E’ piuttosto il fatto di essere obbligati ad innalzarsi fino all’altezza dei loro sentimenti. Tirarsi, allungarsi, alzarsi sulla punta dei piedi. Per non ferirli.”

 

 

Prezzo Euro 14,00

Franco Lorenzoni

I bambini pensano grande Cronaca di una avventura pedagogica

Sellerio editore Palermo

 

SCHEDA DI COPERTINA
«Ho desiderato raccontare un anno di vita di una quinta elementare del piccolo paese umbro dove insegno da molti anni perché ascoltando nascere giorno dopo giorno parole ed emozioni, ragionamenti, ipotesi e domande, che emergevano dalle voci delle bambine e dei bambini con cui ho lavorato per cinque anni, ho avuto la sensazione di trovarmi di fronte a scoperte preziose, che ci aiutano ad andare verso la sostanza delle cose e verso l’origine più remota del nostro pensare il mondo». Nei dialoghi degli scolari su argomenti di un programma svolto ponendo questioni e lasciando elaborare soluzioni, intorno a temi che riguardano matematica, scienze, arte e storia, si ha l’impressione di ripercorrere l’evolversi della cultura umana. Si prova la meraviglia del nascere di un pensiero. Così questo libro, che contiene indicazioni concrete per un insegnamento innovativo, non è un burocratico manuale di didattica che si aggiunga a una fila troppo lunga. All’opposto ogni pagina trabocca di spontanea poesia, pur non indugiando in un’estetica compiaciuta del mondo incantato dell’infanzia. Nel diario di un anno di scuola, in cui ciascun allievo è protagonista di una ricerca comune, si mostra il cuore del dialogo didattico: «provare a dare forma al mondo». E una proposta pedagogica nuova, evidentemente capace di cercare un senso all’esistere e al far esperienza, diventa anche un avvincente racconto antropologico.