Villaggio educativo

Una settimana rivolta a ragazze e ragazzi di ogni età, aperta anche ad adulti interessati a condividere un’esperienza educativa

ETÀ: Dai 7 anni in su

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Dal 1984 il “villaggio educativo” è un’esperienza di incontro con la natura, con gli altri e con se stessi guidata dalle operatrici e operatori di Cenci. E’ rivolto a bambine e bambini dai 7 anni in su, ad adolescenti e adulti, che non siano familiari.
Lo proponiamo a gruppi che abbiamo sempre cercato fossero disomogenei per età e provenienze geografiche e sociali, perché siamo convinti che le differenze, in un ambiente capace di valorizzarle nel contesto di una ricerca comune, offrano nuovi sguardi con cui osservare il cielo, il fuoco, il bosco e i giochi di relazioni e scambi reciproci che si creano giorno dopo giorno. Nella settimana si canta, si danza e si esplorano cielo e terra e si ascoltano storie attorno al fuoco. Si vive insieme in tanti senza orologi, lontani da schermi di ogni genere perché liberati provvisoriamente da comunicazioni virtuali.
Alla base della ricerca c’è il tentativo di scoprire delle risonanze tra il corpo e il cosmo cercando l’intensità dell’essere qui e ora. Attraverso pratiche percettive e azioni legate al movimento indaghiamo le possibili corrispondenze che ci legano al cielo, alla notte, al vento, al bosco ed alle dimensioni mitiche che racconti di altre culture evocano in noi. Un “villaggio educativo” dove forse qualcuno imparerà dalla notte, qualcuno da una bambina o bambino, da un’adolescente o da se stesso, ritrovando la libertà di ascoltare nel silenzio il grande mondo degli esseri in cui siamo immersi.

Cos’è il villaggio educativo di Cenci

Una settimana rivolta a ragazze e ragazzi di ogni età, aperta anche ad adulti interessati a condividere un’esperienza educativa.

Bambine e bambini, ragazze e ragazzi arrivano da ogni parte d’Italia. Alcuni già si conoscono perché sono venuti gli anni precedenti, altri no. La proposta si basa sulla convinzione che vivere insieme sette giorni immersi nella natura, senza orologi e lontani da schermi di ogni tipo, nella continuità di uno spazio e un tempo non interrotti da alcuna interferenza esterna, aiuti la formazione di una piccola comunità e aiuti ogni singolo partecipante a sperimentare l’elemento più importante di ogni processo di conoscenza: lo stupore. Stupore dato dall’oscurità della notte che arriva, dal cielo stellato, dal fuoco che arde, dal torrente o dal bosco esplorato di giorno e di notte.

Stupore che nasce vedendo come un gruppo eterogeneo, guidato da animatrici e animatori diversi tra loro, giorno dopo giorno trova regole di convivenza e modi di stare insieme che portano a relazioni reciproche più aperte.
Abbiamo chiamato questa settimana villaggio educativo perché quando cominciammo, nel 1984, Sista Bramini, tra le fondatrici di Cenci,  era appena tornata da un viaggio a Bali e ci raccontò come nei villaggi di quell’isola tutti gli abitanti erano parte attiva nelle feste e nei rituali partecipando a ogni loro momento a prescindere dall’età. Dai bambini più piccoli agli anziani c’era chi cucinava, chi preparava gli spazi, chi modellava o dipingeva le maschere, chi cantava, danzava…

Da tanti anni, nei villaggi proposti a partecipanti di ogni età, dai 7 anni in su, sperimentiamo percorsi educativi cercando strade per aprire le porte della percezione.

Proponiamo lunghe camminate nel bosco, nel greto di un fiume, lungo un torrente scavato nella roccia. Organizziamo giochi e semplici costruzioni per seguire i movimenti del sole, della luna e dei pianeti. Ascoltiamo silenziosamente l’arrivo del vento o il canto degli uccelli, attendendo l’ora in cui è possibile ascoltare l’ultimo canto dell’ultimo uccello. Ma per fare tutto ciò è necessario essere attenti e, per entrare nel silenzio e nell’attenzione, partiamo dal corpo. Ogni giornata comincia con movimenti e giochi del corpo che aiutano a percepire meglio noi stessi, gli altri, lo spazio e la natura nella quale siamo immersi.
Ci sono poi laboratori in cui, divisi in piccoli gruppi, sperimentiamo diverse modalità espressive che possono essere legate a composizioni o costruzioni realizzate con materiali naturali, pitture, danze, giochi teatrali, osservazioni, esplorazioni.
E ci sono momenti corali che coinvolgono tutto il gruppo, come quelli dedicati al ritmo e alla musica in cui si imparano canti di diverse provenienze, o quando alla sera ci si ritrova tutti per la cena, a volte apparecchiata da un gruppo in un luogo inusuale. Ogni giornata si conclude attorno al grande fuoco dove si ritrova tutto il villaggio e vengono narrate storie, leggende e miti di diverse culture, a partire da quelli che narrano il cielo stellato.

Negli spazi di pausa naturalmente bambine e bambini, ragazze e ragazzi si riuniscono in gruppi spontanei, che si formano in base all’età, alle amicizie che nascono, ai comuni interessi. Poiché ci sono bambine e bambini che vengono per la prima volta e non conoscono gli altri (e spesso è la prima volta che vivono un’esperienza lontano dalla famiglia), la nostra attenzione sta nel fatto che nessuno si senta isolato. Per questo ci sono giochi dedicati alla conoscenza reciproca che proponiamo a tutte e tutti e approfondiamo nei piccoli gruppi. Ciò che più ci interessa sta nel suscitare la curiosità reciproca e abbiamo potuto constatare che, lontano dall’istituzione scolastica e dai vincoli familiari, a volte le relazioni si intrecciano più facilmente e nulla viene dato per scontato. Così, sperimentando momenti di vita insieme, bambine e bambini, adolescenti, educatrici ed educatori adulti scoprono reciprocamente capacità e qualità inaspettate.

Ogni anno il villaggio lavora attorno a un tema, che i partecipanti scoprono via via, nel corso del campo.

All’origine di questa proposta c’è l’ipotesi che adulti, adolescenti, bambini e anziani possano incontrarsi, intrecciando memorie, esperienze, competenze e linguaggi differenti. Che tutto ciò costituisca una ricchezza.

Abbiamo constatato che fuori da un rapporto istituzionale -senza essere né genitori, né insegnanti- incontrare e ricercare assieme a dei bambini è una esperienza inconsueta per molti adulti. Ed anche a bambine e bambini offre nuove possibilità nella ricerca di un rapporto diretto con gli elementi del nostro pianeta. Poiché ciò che ricerchiamo è legato alla radice della presenza dell’uomo sulla terra, è proprio nel rapporto con l’infanzia che si nasconde un piccolo varco su cui vale la pena di indagare.

Alla base della ricerca c’è il tentativo di scoprire delle risonanze tra il corpo e il cosmo. Attraverso pratiche percettive e azioni legate al movimento indaghiamo le possibili corrispondenze che ci legano al cielo, alla notte, al vento, al bosco ed alle dimensioni mitiche che racconti di altre culture evocano in noi. Praticare tutto ciò in campagna, lontano dal traffico e dalla televisione, con il tempo scandito unicamente dai movimenti dei corpi celesti può creare una circolarità di comunicazione tra adulti e bambini che ha evocato in qualcuno l’idea del villaggio. Un villaggio educativo dove forse qualcuno imparerà dalla notte, qualcuno da un bambino o da un anziano, qualcuno da se stesso, ritrovando la libertà di ascoltare nel silenzio il grande mondo degli esseri in cui siamo immersi.

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