Cenci, Amelia il 23-24-25 aprile 2016.   

Incontro-laboratorio per insegnanti.

La storia, le storie e l’educare oggi

 

La casa-laboratorio di Cenci, in collaborazione con il Movimento di Cooperazione Educativa, propone tre giorni di seminari, laboratori, incontri e spettacoli teatrali

per ragionare su come appassionare alla ricerca e ampliare l’immaginario storico di ragazze e ragazzi.

 

Che relazione hanno oggi bambini e ragazzi con la storia? Quali materiali e percorsi proporre loro per farli entrare in modo attivo nella ricerca storica?

Ragioneremo attorno a queste domande dal 23 al 25 aprile nella Casa-laboratorio di Cenci, ad Amelia, in Umbria.

Il 23 entreremo nel laboratorio di 4 storici, ascoltando Marcello Flores, Alessandro Triulzi, Gabriella Gribaudi e Sandro Portelli raccontarci come lavorano con i materiali e ragioneremo con Goffredo Fofi, Maria Nadotti e Marco Bechis sugli apporti che letteratura e cinema possono dare alla visione della storia. A 100 anni dalla sua nascita, Franco Lorenzoni racconterà ricerche e pratiche di Nora Giacobini, una grande educatrice del Movimento di Cooperazione Educativa che ha dedicato tutta la vita ad elaborare percorsi per proporre modi di fare storia con ragazze e ragazzi a partire dai materiali. Il 24 esploreremo diverse piste aperte da questa modalità di incontro vivo con la storia, facendo esperienza insieme in piccolo gruppo, in 9 laboratori operativi.

Il 25 aprile diverse amiche e amici, che hanno condiviso le ricerche di Nora Giacobini, offriranno ai partecipanti materiali e memorie sulla vita di una grande educatrice, che è stata tra le fondatrici del MCE e ha trascorso gli ultimi suoi 12 anni a Cenci, dando un contributo decisivo alle ricerche della casa-laboratorio. Arricchiranno l’incontro con stimoli e domande due proposte teatrali: un concerto-spettacolo di canti contro la prima guerra mondiale, presentato dal gruppo L’albero della libertà e dal Circolo Gianni Bosio e una narrazione sulla fondazione di Roma di Sista Bramini di O Thiasos-TeatroNatura.

 


 

 

 

 

LE PROPOSTE TEATRALI

nel corso dell’incontro

La storia, le storie e l’educare oggi

Cenci, Amelia 23-25 aprile 2016

 

 

 

Al Teatro sociale di Amelia, sabato 23 aprile, alle ore 19

MALEDETTI STUDENTI ITALIANI CHE LA GUERRA L'AVETE VOLUTA...

CONCERTO-SPETTACOLO CONTRO LA GUERRA

con

L'ALBERO DELLA LIBERTÀ

Sara Modigliani voce Gabriele Modigliani chitarra

Stefano Pogelli mandola Gavina Saba chitarra e voce

Livia Tedeschini Lalli voce Laura Zanacchi voce

e la partecipazione del cantastorie siciliano

Mauro Geraci

 

La linea del fronte tra “onore” e “dolore”

di Sandro Portelli

Lo scorso 4 novembre, a Carrara, mentre autorità di ogni genere celebravano la gloriosa Prima Guerra Mondiale e l'immarcescibile Vittoria, Soledad Nicolazzi – attrice, di musicista, militante anarchica – non ne ha potuto più e davanti a tutti costoro ha intonato “O Gorizia tu sei maledetta”, la più dura e dolorosa delle canzoni popolari contro la guerra. L'hanno afferrata in otto, identificata, portata in questura e solo più tardi lasciata andare a malincuore. La canzone non gliel'hanno fatta finire.

È anche questo un segno che su quella guerra – su tutte le guerre, oggi che l'Italia la guerra non la ripudia più – continuano a scontrarsi memorie diverse e in conflitto, attraversate da una nitida linea di classe. Questa coscienza è presente fin dal titolo dello spettacolo-concerto “Maledetti studenti italiani che la guerra l'avete voluta”, costruito a partire dalle storie delle canzoni e di chi quella guerra l'ha subita ed è stato costretto a combatterla. Il titolo viene da una canzone molto diffusa nella memoria popolare, tuttora ricordata e cantata nella tradizione orale, ed esprime assai bene il risentimento nei confronti di un interventismo classista già pronto a trasformarsi in fascismo.

Dice la canzone di “Gorizia”: “Voi chiamate il campo d'onore questa guerra al di là dei confini...”. Qualche anno fa, in una registrazione del Circolo Gianni Bosio, un reduce contadino di Ginestra Sabina cantava: “Voi chiamate il campo dolore questa terra al di là dei confini...”. Quello che i signori e la gente istruita chiamava onore, i contadini analfabeti – per i quali il linguaggio era una lingua straniera ma su quel “campo” ci stavano – lo chiamavano dolore.

Questa memoria alternativa, questo scontro fra “onore” e “dolore”, attraversa insieme i canti e i racconti dello spettacolo. Le canzoni (alcune famose, altre sconosciute o addirittura inedite, appena recuperate dagli archivi sonori del Circolo Bosio) sono presentate da una delle voci più grandi della musica popolare. Sara Modigliani, insieme con il gruppo Albero della Libertà (Gabriele Modigliani, Stefano Pogelli, Gavina Saba, Livia Tedeschini Lalli, Laura Zanacchi). E si intrecciano con i racconti di storie interpretate da Mauro Geraci tratte dallo straordinario libro di memorie “Terra matta” di Vincenzo Rabito: un contadino siciliano spedito a fare la guerra dall'altro capo dell'Italia, che racconta senza ombra di ideologia ma con tutta la rabbia e la sofferenza della cultura popolare incarnate in una scrittura.

 

Alla Chiesa di Sant’Angelo, domenica 24 alle 19

 

ROMA NON FU FATTA IN UN GIORNO
Spettacolo di narrazione sulle origini di Roma

di e con Sista Bramini

Paesaggi sonori di Daniele Ercoli e Cristina Majnero 

del gruppo di ricerca musicale Ludi Scaenici

con suoni e strumenti arcaici e dell’antica Roma

 

Solo mantenendosi nel principio si può pienamente vivere il presente e configurare il futuro.

Gli antichi perciò affidavano la memoria delle trasformazioni storiche e culturali ai miti d'origine, racconti emblematici che avevano per protagonisti dei, eroi e eroine dal temperamento spesso molto umano e in cui, proprio come nella nostra letteratura, i fatti non erano separati mai dalla vita delle emozioni. Proprio come si faceva anticamente, lo spettacolo narra, divertendo e commuovendo, i miti di fondazione di Roma dalla creazione del mondo dal Gianicolo al fratricidio sul cui sangue si edificò la città eterna.

 

Roma non fu fatta in un giorno è un racconto sui miti delle origini di Roma e della cultura romana. La vulgata vuole che la civiltà romana fosse povera di miti, mutuati per lo più in epoca tarda da quelli greci.
Studi archeologici anche recenti hanno dimostrato l’esistenza di una cosmogonia, di divinità autoctone, di miti, frutto di contatti col mondo greco risalenti ad almeno 1500 anni prima della fondazione di Roma e di apporti decisivi di popolazioni dell’entroterra del Lazio: Etruschi e Sabini.

Da una ricerca fondata su questi studi e su fonti classiche è nato un racconto, fatto di molti miti, che narra dell’origine del mondo dal Gianicolo, la nascita del Tevere e dell’Isola Tiberina, di come si popolarono il Campidoglio, l’Aventino, il Palatino, di come nacque l’agricoltura, la metallurgia, la pastorizia, i valori culturali della solidarietà, della fedeltà coniugale, della responsabilità politica e dell’arte.
Tutto ricreato e raccontato attraverso storie poetiche e spesso divertenti, intrise di cadenze dialettali.

La narrazione è accompagnata da ‘paesaggi sonori’ nei quali timbri e temi musicali, ottenuti con strumenti arcaici e della Roma antica, evocano mondi mitici divenuti paesaggi interiori: l’esaltante ritmo metallico dell’antro infuocato di Vulcano, il suono spiegato di tibie e campanacci di un aurorale mondo pastorale, le note struggenti della lira, voce delle ninfe di fonte…
Lo spettacolo che viene sviluppato in modo orale, cioè perfezionato ogni sera attraverso l’esperienza stessa del narrare, punta sul contatto diretto con il pubblico e, intrecciando miti e timbri arcaici, a tratti in modo poetico e profondo a volte più ironico, divertente o decisamente comico, induce al risveglio di un senso d’ identità e d’appartenenza di cui sentiamo il bisogno.

 

(…) “Quando ho visto questo spettacolo sono rimasto incantato - è l’esatta rappresentazione del mito che per vivere deve essere arricchito e variato continuamente. Sista Bramini si ispira al mio libro, riconosco alcuni dettagli negli angoletti della rappresentazione, che poi ricuce, arricchisce con pezzi nuovi in modo raffinato. Solo così oggi si può raccontare la mitologia”. (…) Con lei la recitazione lascia il posto al cantastorie di una volta».
                                                                     Andrea Carandini,  Archeologo e studioso dell’antica Roma

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