Festa teatrale e musicale per i 30 anni di Cenci

 

Venerdì 27 agosto

 

ore 18.30 Danzò danzò Fiabe sul femminile selvaggio presentate da O-Thiasos Teatro Natura. Spettacolo itinerante nel bosco dal tramonto al buio.

Cena

 

ore 22.30 Carne vecchia  spettacolo di danza con Laura Bisognin Lorenzoni ed Elvio Assuncao

 

ore 24.00 musica e narrazioni al fuoco    I figli di Leda

 

 

Sabato 28 agosto

 

ore 12.00  Miti d’acqua dalle Metamorfosi di Ovidio. Spettacolo di narrazione

per voce, viola e genius loci.   Testo scritto e narrato da Sista Bramini

musica per viola scritta e interpretata da Camilla Dell’Agnola

 

Pranzo

 

ore 16.00 La foresta radice-labirinto di Italo Calvino. Spettacolo per bambini e adulti con Roberta Rossi e Alessandro Carlaccini della Compagnia del Pino e il musicista Lorenzo Fontana.

 

ore 18.30 Danzò danzò (replica)

 

Cena

 

ore 22.30 Come fare il primo passo? Jairo Cuesta propone una dimostrazione dell'esercizio Watching e il film Tanks di Ryan Francis Etzel, sulle possibilità aperte dalle canzoni Shakers nella ricerca del New World Performance Laboratory.

 

ore 24 Concerto de gruppo Terragnora (da confermare)

 

Film, mostre e costruzioni che documentano alcuni momenti delle ricerche sperimentate e proposte a Cenci negli ultimi 10 anni

 

 

Per partecipare alla festa

Il costo è di €.60 per il venerdì e sabato e di €.40 per la sola giornata di sabato.

La quota comprende i 3 o 2 pasti e la visione di tutti gli spettacoli. Poiché lo spettacolo Danzò danzò può avere un numero massimo di 50 spettatori, potranno partecipare coloro che si prenotano per tempo. Per organizzare nel migliore dei modi la festa ed i pasti chiediamo di prenotare in anticipo mandando una mail a cencicasalab@tiscali.it o chiamando al 339.5736449 (Franco) 338.4696119 (Roberta) 338.3295467 (Lucio). Dopo la comunicazione, per confermare la prenotazione è necessario inviare la quota scelta con un vaglia postale ordinario a Franco Lorenzoni, strada di Luchiano 13, 05022 AMELIA (Terni) o con un bonifico bancario intestato a Franco Lorenzoni, Banca Popolare di Spoleto, cod. IBAN IT 92 H 05704 72530 0000 0000 2073.

La casa ha un numero di posti letto limitati che saranno destinati a coloro che offrono i loro spettacoli, ai più anziani e a chi ha esigenze particolari. Tutti gli altri possono venire con tende e sacchi a pelo o trovare altre soluzioni di alloggio ad Amelia (ufficio turismo 0744.981463).

 

Spettacoli e artisti presenti alla festa

 

WATCHING (30 minuti) Esercizio di incontro per 7 partecipanti,: A prima vista Watching appare come un gioco di  inseguimento del leader. In realtà la funzioni della struttura sta nel dare ai partecipanti la libertà di seguire il proprio flusso durante l'esecuzione degli aspetti tecnici con precisione.  Watching funziona come un esercizio basato sulla congiunzione degli opposti: struttura e spontaneità. Ma Watching mette alla prova anche le qualità di attenzione dei partecipanti. L'obiettivo primario è quello di guardare, come suggerisce il nome. Non si può andare a dormire. Sveglia e guarda. Ma guarda attivamente, attraverso il movimento.

 

Jairo Cuesta, attore e regista colombiano, è stato assistente e collaboratore di Jerzy Grotowski nel periodo del Teatro delle sorgenti. Da 20 anni Jairo Cuesta conduce insieme a James Slowiak una ricerca nel New World Performance Lab in Akron, Ohio.

 

TANKS (film, 20 minuti) Performance del Cinema. Quali sonno le sfide specifiche che sorgono quando il lavoro sul mestiere della performance è  strutturato principalmente per l'impatto sulle persone che lo svolgono e secondariamente per gli spettatori di un film?  Come possiamo affrontare questa sfida? Canzoni vive e  testi della tradizione possono risuonare attraverso il modo cinematografico di guardare?

 

Ryan Francis Etzel,  direttore de teatro e cinema.  Ha lavorato in Action proposto per il Workcenter of Jerzy Grotowski and Thomas Richards per sei messi nel 2001 a Pontedera. Vive a Val Verde, California.

 

Come fare il primo passo?

Jairo Cuesta propone una dimostrazione dell'esercizio Watching e il film “Tanks” di Ryan Francis Etzel sulle possibilità aperte dal lavoro sulle canzoni Shakers nel New World Performance Laboratory..

Come fare il primo passo?  Questa demanda è stata sempre presente nel mio lavoro con Grotowski. Apparsa nel Teatro delle Fonti negli anni Ottanta in Polonia e anche qui a Cenci nell ‘82, nonché nel Dramma Obiettivo negli anni 90 in California.

Demanda che è tornata in me al mio ritorno a Cenci nell ‘86.

Ricordo che Grotowski diceva: “Quando non sai che cosa fare, fai!”. E’ così che abbiamo lavorato per lungo tempo in California fino alla strutturazione finale dell’esercizio chiamato “Watching”. Per rispondere a questo urgente “Fai!” Anche io ho proposto di continuare il lavoro sul Watching al primi partecipanti dei miei laboratori a Cenci. Molti di questi partecipanti sono diventati anche miei compagni di ricerca per tanti anni.

Come fare il primo passo? e anche la demanda che si è posto Ryan  e a cui ha voluto rispondere con il suo film “Tanks”.  Ringraziare con il fare. Anche io vorrei ringraziare questo bel posto facendo.

 

 

MITI D’ACQUA dalle Metamorfosi di Ovidio.

Spettacolo di narrazione per voce, viola e genius loci

testo scritto e narrato da Sista Bramini

musica per viola scritta e interpretata da Camilla Dell’Agnola

 

C’è stato un tempo in cui l’umanità, nel viaggio che la allontanava dalla natura- la sua casa originaria- ancora si sentiva parte di essa; era l’epoca in cui il dialogo con le rocce, gli alberi, i cervi, i fiumi, le grotte era ancora vivo e vive erano le reazioni, le domande sul senso di questo nostro essere immersi in un mondo naturale di tanta struggente bellezza quanto di terribile potenza. Domande scaturite dallo stupore dei sensi, turbate dalla percezione di una parentela e da un sentirsi in quella quasi risucchiati, tentati all’abbandono nel flusso vitale. E innamorati del vivente, della pietra, dell’uccello, del lago.

Nelle ‘metamorfosi acquatiche’ di Ovidio ritroviamo i frammenti di questo amore perduto dove il mondo delle passioni umane e quello degli elementi naturali vivono ancora in un contatto fecondo di straordinari riflessi. Fonti, fiumi, laghi vivi, abitati da ‘geni locali’ ci parlano del valore irriducibile dei luoghi da dove scaturiscono le storie di Aretusa, Ermafrodito, Atteone, le loro immagini e la musica. Sono acque fresche che in limpide superfici scherzano con luce e riflessi; acque profonde che in gorghi torbidi cantano di oscurità fertili e inconsce; acque dal respiro infinito .

Ascoltare, nella vivente presenza di un luogo naturale, un mito e la melodia che ne scaturisce può evocare un’emozione pura, inconsueta, che ci parla di un’appartenenza reciproca forse dimenticata: tra ciò che scorre dentro di noi e ciò che scorre fuori, nella natura circostante.

Per questo spettacolo Sista Bramini è stata segnalata al premio UBU tra le migliori attrici del 2004.

 

DANZO’ DANZ0’
Fiabe sul femminile selvaggio. Spettacolo itinerante nel bosco dal tramonto al buio.

Con Camilla Dell’Agnola, Silvia Balossi, Silvia Giorgi, Veronica Pavani, Carla Taglietti, Valentina Turrini.
Assistente alla regia Camilla Dell’Agnola
Costumi di Fabrizio Maria Garzi Malusardi
Musica di Francesca Ferri
Drammaturgia e regia di Sista Bramini

DANZO’ DANZO’ è uno spettacolo teatrale itinerante che mette in relazione il bosco dal tramonto al buio con alcune tra le più note fiabe della tradizione: Scarpette Rosse, Manawee, Pelle di foca-Pelle d’anima, La Loba e la Donna Scheletro, scelte e interpretate, nel libro Donne che corrono con i lupi, dalla psicoanalista junghiana Pinkola Estés. C’è un mondo magico e iniziatico evocato dalle fiabe che appartiene tanto alle metamorfosi della psiche quanto ai suoi processi di trasformazione legati agli elementi e alle forze della natura. Nelle corrispondenze tra mondo interno e mondo naturale nascono le azioni teatrali, i racconti, i canti. Le musiche originali dello spettacolo, canti polifonici e composizioni strumentali, restituiscono l’anima delle terre da cui le fiabe sono scaturite e quest’anima s’intreccia alla sensibilità contemporanea, ricca di risonanze e contaminazioni culturali. Da più parti s’invoca il binomio ‘donna/terra’ come embrione per una possibilità salvifica di questo nostro pianeta lanciato verso la distruzione e la scomparsa dellapropria anima. In Danzò Danzò le attrici colgono la sfida di entrare nel corpo del bosco con il proprio corpo, ingegno artistico e cuore, per riportarne qualcosa in grado di cominciare a curare.
DANZO’ DANZO’ è stato selezionato per il debutto internazionale da Transit,
Festival teatrale, del Magdalena Project e dell’Odin Teatret, che ha avuto luogo
in Danimarca nell’agosto 2009.

Thiasos TeatroNatura, gruppo fondato nel 1992 da Sista Bramini e Francesca
Ferri, indaga la relazione tra arte drammatica e coscienza ecologica,
tra tecnica teatrale e ambiente naturale, proponendo un altro punto di vista
sull’idea stessa di teatro in cui la natura diventa partner vivo sia per gli artisti
coinvolti che per il pubblico. Nel 2000 ha ricevuto il premio nel convegno europeo di Europarc come “miglior progetto di interpretazione
del territorio”.

La foresta radice labirinto

Lettura teatrale con voci, suoni per bambini dai 6 anni in su presentata dalla Compagnia del Pino

voci: Alessandro Carlaccini, Roberta Rossi

suoni: Lorenzo Fontana

costumi: Luciana Claudiani

Una storia di loschi intrighi, di matrigne e principesse, di amori, passioni e incantesimi che si snoda sui sentieri di una foresta/labirinto dove i personaggi si perdono, si rincorrono, si nascondono, si sfuggono e si ritrovano. Un'avventura da vivere nella natura insieme alla principessa Verbena, al giovane Mirtillo, alla spietata matrigna e al buon vecchio Re Clodoveo. Si parte, ci si perde, ci si

disorienta, si finisce col chiedersi quale sia il sopra e quale il sotto.Una fiaba che esprime al meglio il forte sentimento ecologico di Calvino, che porta con sé tematiche quale lo spiazzamento e la ricerca dell'identità care all’autore ma anche una fiaba legata alla tradizione, che i bambini di qualsiasi età non faticheranno a riconoscere. La musica sostiene la narrazione, le note e i rumori si mescolano alle parole.

 

CARNE VECCHIA

Interpreti creatori Laura Bisognin Lorenzoni, Elvio Assuncao

Regia Elvio Assuncao

Musiche di Hiffana, Sainko, Wim Mertens, Airton Moreira

 

Lo spettacolo racconta di due danzatori in attesa per partecipare a un'audizione alla quale non saranno selezionati. Entrambi sprofondano in una crisi esistenziale dalla quale provano a uscire attraverso una forma di ribellione a tutto ciò che impedisce loro di esprimere liberamente il proprio talento.

I due danzatori vivono un caleidoscopio di emozioni, nel quale vedono chiaramente i propri limiti e quelli del sistema nel quale vivono e lavorano.

L’ansia dell’attesa con profondi e taglienti sguardi di competizione, il protagonismo esasperato dell’uno per coprire le doti dell’altro, l’angoscia del fallimento e la lotta per affermare il proprio valore artistico, sono alcuni degli stati d’animo che animano la linea drammaturgica dello spettacolo, offrendo al pubblico una chiave di lettura della storia narrata. 

Il punto di partenza della ricerca è l'incontro e lo scambio di due diverse competenze tecniche e sensibilità artistiche: Fondamentos da Dança e Kalaripayattu, provenienti una dal Brasile e l’altra dall'India.

La costruzione dello spettacolo prende spunto anche da una ricerca sulla danza cinematografica, intendendo con questo la costruzione di una storia attraverso il montaggio di scene che non seguono un ordine cronologico. Flash back, pensieri, proiezioni nel futuro e sogni del passato, come spesso accade nel cinema, sono messi assieme dando forma a una sequenza di scene apparentemente caotica che solo alla fine dà un risultato omogeneo e comprensibile, lasciando allo spettatore il compito di ricomporre la consequenzialità della storia alla quale assiste.

Il lavoro sulla danza è strettamente collegato ai tempi e ai temi musicali e questo scambio è basato sui due aspetti fondamentali della musica, l’Andamento e il Ritmo. Lavorando su questi due aspetti, la musica si trasforma e da semplice contrappunto, assume una natura “seminale”.

Le coreografie dialogano con dei video costruiti con la tecnica dello “stop motion”, proveniente dal cinema di animazione.

Così come la nostra mente è capace di pensare e ragionare con una velocità maggiore rispetto alle nostre azioni che sono poi il suo frutto, anche i video saranno “accelerati” e, come se fossero delle proiezioni della mente dei due danzatori, rappresentano il linguaggio riflessivo degli interpreti, raccontando l’azione durante il provino nei diversi tempi cronologici, il loro passato, il loro presente e il loro futuro.

I video, realizzati da Manuel Moruzzi e Andreco, sono il veicolo che accompagna il pubblico nel mondo privato degli interpreti, coinvolgendolo e rendendolo anch’esso protagonista dalla storia.

 

Il progetto CARNE VECCHIA nasce dall’esperienza personale vissuta da uno dei due danzatori in occasione di un provino per uno spot pubblicitario. La figura ricercata era un giovane straniero che parlasse italiano, residente a Bologna, con un look interessante e contemporaneo. Fatto il provino, il ballerino risultava essere perfetto per immagine, fisicità, spigliatezza. A detta della commissione era proprio la persona giusta. Prima di definire i dettagli del contratto però si è scoperta l’età del ballerino, trentadue anni. A quel punto look, curriculum, immagine non erano più quelli giusti: quel semplice dato anagrafico aveva condizionato il giudizio prima entusiasta della commissione, facendo sì che il ruolo fosse affidato a un’altra persona.

Diversi pensieri hanno affollato la mente del danzatore “Si sa che il problema dell’età è molto sentito nel mondo della danza, ma allora questa porta chiusa in faccia potrebbe essere la prima di una lunga serie?” “E dove vanno a finire i miei anni di esperienza, di palcoscenici, di applausi, di fatica investita in questo sogno che è la danza?”. Preoccupato, si è sfogato al bar con un’amica ballerina la quale con tono scherzoso ma anche pieno di triste consapevolezza gli ha detto “rassegnati, oramai sei carne vecchia!”.

Nei due è nato il desiderio di riflettere su questa esperienza, raccontandola nel modo a loro più naturale, attraverso l’espressione corporea.

La bellezza e la gioventù sembrano essere doti indispensabili nel mondo contemporaneo che è sempre più basato sull’immagine, spesso a discapito di un’espressività ricca di contenuti che nasce proprio dall’esperienza di vita.

La chirurgia estetica, l’ossessione per le diete e per la palestra sono solo alcune delle invenzioni del nostro tempo volte all’estenuante ricerca della perfezione e della giovinezza. D’altra parte la disperata ricerca della giovinezza è un tema noto anche alle generazioni passate, memorabili esempi nel cinema lo confermano, basti pensare alla corrosiva esperienza di una non più giovane Bette Davis in "Eva contro Eva" in antagonismo con donna più giovane per conquistare l’uomo amato.

I danzatori, per riuscire a vivere della propria passione, sono spesso chiamati a scendere a compromessi, svendendo la propria arte e affannandosi a sostenere un’audizione dopo l’altra, in una costante e svilente condizione di precariato.

In contrappunto a questo viziato sistema, alcune grandi compagnie di danza come quella di Pina Bausch o quelle di danza Butoh sono formate da danzatori non più giovani ma con un grande bagaglio di  esperienza ed espressività e basano parte della loro eccezionalità proprio su questo grande patrimonio espressivo. 

Poche semplici domande animano questa ricerca:

- Perché il valore artistico di un danzatore è generalmente apprezzato solo fino ai 30-35 anni?

- L’esperienza nel lavoro e nella vita vale meno dell'immagine giovanile basato sull’età anagrafica?

- E’ necessario rincorrere tanto la perfezione estetica per lavorare e vivere bene?

- Perché tanto sforzo per non invecchiare? Il corpo non può essere illimitato all’interno dei suoi limiti?

 

TerraGnora

 

I TerraGnora sono: Tommaso Di Marzio: percussioni, Piero Pacione: chitarra battente, chitarra classica, voce, Rino Locantore: cupacupa, armonica, voce, Adele Caputo: voce, Gregorio Giamba: violino, Daniele Gagliardi: tamburi a cornice, tromba dei zingari, Massimo Carlucci: cupacupa

 

Il gruppo dei “TerraGnora” nasce nel ‘97 da un progetto dell’ associazione culturale “Loe” di Matera e della cooperativa sociale “Progetto Popolare” di Montescaglioso (MT). Fin da subito, il gruppo si propone di lavorare sulla riappropiazione, in chiave contemporanea, della ricchezza culturale e musicale del proprio territorio.

 

Nel 2006 pubblica il cd “TerraGnora: canti di festa, amore e lotta” (Ed. Onyx Jazz Club). Il repertorio è costruito a partire dalla tradizione popolare lucana. I brani proposti ruotano attorno al ritmo del tradizionale tamburo a frizione, la cupa cupa, che accompagna le melodie cicliche delle chitarre in un’atmosfera segnata dal percuotere incalzante dei tamburi. Le voci cantano di antichi riti e di nuovi soprusi.

 

Nel corso degli anni, attraverso contaminazioni il gruppo si sperimenta nella costruzione di contesti musicali e sociali fondati sulla ricerca e la valorizzazione della diversità. Nel 2007, al World Social Forum di Nairobi, nasce l’idea che porterà alla realizzazione del lavoro “MaterAfrica”. Tra gli slum di Nairobi e i Sassi di Matera il cd è il tentativo di una commistione spontanea tra i ritmi e le armonie lucane e africane; è, niente di più, niente di meno, il racconto musicale di un’incontro.

 

Durante la festa sarà possibile vedere Video, mostre e costruzioni che documentano alcuni momenti delle ricerche della Casa-laboratorio di Cenci dal 2000 al 2010. Negli ultimi 10 anni Cenci ha sperimentato nuovi campi di ricerca, intrecciandoli a pratiche e proposte che proseguono.

I

 

La disabilità nei contesti educativi. In questa ricerca abbiamo collaborato

-          con il Progetto Sole della ASL di Napoli, sperimentando laboratori proposti a disabili e ragazzi dei quartieri spagnoli di Napoli;

-          con la Provincia di Trento, realizzando laboratori residenziali di formazione con docenti, operatori e disabili;

-          con la CIPSS, cooperativa sociale di Narni-Amelia, con cui da 5 anni organizziamo un campo estivo “Albe d’oro, lune d’argento”

 

Narrazione e intercultura.  Questa ricerca ha promosso

      -    incontri tra giovani brasiliani di Salvador (Bahia) e di Napoli

      -    la formazione e il sostegno alla ricerca sul cerchio narrativo che da dieci anni viene  condotta nelle scuole di Modena in collaborazione il Comune.

      -     la collaborazione con la scuola per stranieri Asinitas di Roma

 

L’officina matematica di Emma Castelnuovo. Dal 2002 Cenci ospita e promuove un laboratorio annuale di formazione degli insegnanti dove si sperimentano materiali e percorsi di didattica della matematica a partire dagli insegnamenti di Emma Castelnuovo.

 

Campi scuola tra cielo e terra. Esperienze residenziali con bambini e ragazzi di ogni età realizzati in collaborazione con La compagnia del Pino di Terni.

 

Villaggi educativi estivi che intrecciano esplorazioni nella natura, lavoro sul corpo e il tentativo di costruzione di una comunità attraverso un percorso condiviso e l’incontro con un mito, un dramma o un tema, che si sviluppa nel corso della settimana.

 

Collaborazione con artisti di diverse culture e provenienze. Cenci ospita ogni anno laboratori residenziali con artisti di diverse provenienze. In particolare, negli ultimi anni, ha ospitato le proposte delle polacca Ewa Benesz, del colombiano Jairo Cuesta e dello statunitense Jim Slowiak. Abani Biswas porta ogni anno con sé dall’India 18 artisti provenienti

 

La rivista Lo straniero, diretta da Goffredo Fofi promuove incontri e seminari a Cenci e ha organizzato insieme alla casa-laboratorio, nel maggio 2010 due giornate di studio intitolate Alexander Langer tra ieri e domani

 

 

Pagina Principale

presenta il libro

realizzato grazie al contributo del CRIDEA da GIUNTI editore

LA NAVE DI PENELOPE

Educazione, teatro, natura, ecologia sociale

60 interventi attorno al tema della conversione ecologica

"La nave evoca partenze e imprese di viaggio, chiama alla memoria Noè, gli argonauti, Odisseo. Nel mito omerico, tuttavia, una figura femminile fa da contrappunto alle fatiche del lunghissimo ritorno dell’eroe di Itaca: Penelope che attende, Penelope che tesse e disfa la tela allungando il tempo e tenendo viva la memoria. L’impresa di Odisseo è stata narrata, scritta e cantata in mille modi, fino a costituire una delle ossature portanti della nostra cultura e dell’idea occidentale del progresso. Ma, osservando i limiti drammatici di questo nostro modello, credo dovremmo guardare con più attenzione alla figura di Penelope.

Per abitare in modo meno distruttivo il pianeta che ci ospita e praticare la difficile arte della convivenza, infatti, i saperi di cui abbiamo bisogno probabilmente hanno più a che vedere con l’arte del tessere (e soprattutto del disfare ciò che di troppo si è tessuto) che con l’abitudine ad inventarsi e combattere ogni giorno nuovi mostri.

Abbiamo bisogno di nuove pratiche, di scoperte e di viaggi, certo, ma abbiamo bisogno ancor più di ritorni verso ciò che è più autentico ed essenziale. E in questo viaggio, che è insieme esterno ed interno, intimo e sociale, è di fondamentale importanza sapere attendere, darsi il tempo di ascoltare ed imparare ad intrecciare tra loro ricerche diverse. Immaginare un operare capace di arginare la distruttività è infatti impresa assai difficile, così come è difficile individuare rotte efficaci e praticabili verso una conversione ecologica che sentiamo sempre più necessaria."

Se volete tessere un viaggio con La Nave di Penelope,
telefonate allo 0744.980330 o scrivete a cencicasalab@tiscali.it
vi spediremo il libro, che costa €16.00, direttamente a casa.

La Nave di Penelope: educazione, teatro, natura, ecologia sociale.
20 anni di esperienze della Casa–Laboratorio di Cenci.
A cura di Amaranta Capelli e Franco Lorenzoni
(GIUNTI-CRIDEA, Firenze, agosto 2002, pp.430, Euro16)

INDICE

Presentazione
Maria Rita Lorenzetti

Citazioni iniziali
Anna Maria Ortese- Non creare è morire
Alexander Langer- Caro San Cristoforo

Introduzione
Franco Lorenzoni- Ospitalità, memoria e riconoscenza

1. Teatro nella natura e teatro come ricerca antropologica: ricerche artistiche e sfide culturali

1.1 Sista Bramini La vocazione teatrale del paesaggio
1.2 Enrique Vargas Poetica dei sensi e memoria del corpo
1.3 Peter Kammerer La natura, gli artefatti e la nudità di San Francesco
1.4 Leszek Kolankievitz L’ecologia del teatro e la memoria degli avi
1.5 Ewa Benesz Il vuoto fertile. Sul parateatro
1.6 Jairo Cuesta In cammino con Grotowski
1.7 Abani Biswas Tra due continenti
1.8 Tapa Sudana Un teatro capace di leggere la volontà della natura
1.9 Piergiorgio Giacchè Lo spettatore del teatro e il pubblico del rito
1.10 Jerzy Grotowski Una lettera inedita su problemi educativi
1.11 Anna Maria Matricardi Piccole provocazioni su teatro ed educazione

2. La musica e il canto come incontro di pluralità e come luogo di memoria collettiva

2.1 Nora Giacobini La dimensione nascosta del canto degli uccelli
2.2 Germana Giannini Le tante verità della voce
2.3 Francesca Ferri Digiunare divorare. Il canto tradizionale come luogo necessario
2.4 Luciano Bosi La percussione come possibile approccio verso ogni cultura
2.5 Enrico Noviello Piccolo breviario del canto tradizionale orale
2.6 Rita Montinaro Ascoltare per cantare

3. Il corpo e il cosmo. Pratiche educative per ricercare una connessione con il cielo e con la terra che vi è immersa

3.1 Nicoletta Lanciano Tempi e spazi per una relazione con il cielo
3.2 Teodora Tomassetti Fare Astronomia nelle scuole
3.3 Marina Tutino Con desiderio di aria e di sole
3.4 Leonarda Fucili Il senso del costruire nei laboratori di astronomia
3.5 Luigina Mortari Aver cura della terra, sotto il cielo
3.6 Emma Castelnuovo Aprire lo sguardo attraverso la matematica
3.7 Jean Sauvy Al di là delle parole

4. L’incontro tra le culture come possibilità di ripensare il nostro rapporto con il pianeta

4.1 Maria Llimpe La narrazione orale come possibilità di incontro tra culture
4.2 Afshin Firozi La memoria: una chiave da portare in tasca
4.3 Franco Lorenzoni L’impossibile eppur necessaria sfida dell’immedesimazione
4.4 Alessandro Portelli Dove il racconto prende significato
4.5 Marina Spadaro E’ possibile conciliare la bellezza con la mancanza di buon ordine?
4.6 Vilson Groth Dal bosco alla città, dalla città al bosco.

5. Conversione ecologica e differenza di genere. Il pensiero delle donne per contrastare le monoculture della mente

5.1 Vita Cosentino La relazione come alternativa al regime simbolico occidentale
5.2 Giannina Longobardi Cenni ad una epistemologia sessuata
5.3 Maria Teresa Roda L’ecologia di un pensiero sessuato
5.4 Sara Lutterotti, Anna Tocci Barbara Romano Dalla quotidianità al centro della ricerca educativa

6. Il corpo e il testo. Oralita’ e letteratura cosa offrono all’ecologia?

6.1 Guido Armellini La letteratura, zona franca per le emozioni
6.2 Giovanna La Maestra Oralità come ritmo, scrittura come mappa
6.3 Margherita Vagaggini Narrare per capire
6.4 Stefania Cornacchia Immaginare mondi possibili
6.5 Maria Mazzei L’inno a Demetra ai quartieri spagnoli

7. Associazioni, istituzioni e formazione: proposte e problemi aperti

7.1 Carmela Lo Giudice Sergi, Prometeo irresistibilmente scatenato
7.2 Giorgio Testa Rappezzatori, integratori, assistenti. Quale ruolo per gli operatori sociali?
7.3 Maria Frangioni Relazionalità, flessibilità, appartenenza
7.4 Antonio Bossi Per una educazione totale all’ambiente
7.5 Claudio Tosi Corpo, persona, sensibilità e umiltà
7.6 Rachele Furfaro Napoli: esperienze educative nella città
7.7 Michela Mayer La qualità di un processo di formazione
7.8 Vittorio Cogliati Dezza Molecolarizzazione della società e bisogno di formazione
7.9 Francesco Scalco Nuovi mestieri per la cultura
7.10 Ivano Gamelli Corpo e parola nell’azione ecologica dell’educare

8. Educazione ambientale ed ecologia sociale

8.1 Wolfgang Sachs Per una riduzione dei consumi
8.2 Oreste Brondo Scoperte inaspettate a Palermo
8.3 Arturo Montrone L’esperienza di Ercolano
8.4 Luca Mingarelli Terapia come rispetto con sollecitudine
8.5 Mariella Morbidelli Fare della Terra un giardino dove vivere in armonia con la natura…
8.6 Enrico Euli L’esperienza estetica del ritrovare connessioni
8.7 Roberto Papetti La vastità e il mistero ch’è sotto il tavolo della nostra stanza

9. L’elefante, l’albero e il flauto

9.1 Asan Kudamalor Nair Da bambino seguivo sempre l’elefante
9.2 Rena Mirecka Lettera a un albero
9.3 Nora Giacobini Quasi una poesia

 

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