Chicca

Forse Franco Lorenzoni vive attaccato ad un immaginario di mondo che sta scomparendo.

Forse lui, come Gianfranco con la sua pedagogia della lumaca sprofonderanno domani nel dimenticatorio, tra gli ultimi Don Quixotte di cui si narreranno solo le gesta.

Certo tanti i punti di vista. Il mio, dall'esterno, non lavorando nella scuola e non avendo ancora bimbi, è quello di una visitatrice all'edizione 2012 della Fiera sull'educazione/educativo di Stoccarda, che rimane, affranta e senza parole di fronte alla presenza dominante di aziende che promuovono le loro lavagne informatiche. 

E quella sera mi sono chiesta e oggi grazie all'appello di Franco ancora mi chiedo e invito a chiedere: è questo e solo l'unico orizzonte possibile? vorrei io che i bambini di oggi e di domani andassero a scuola come di fronte ad uno schermo, e imparassero a leggere sui Kindle?

 

Santi

Sono un genitore, vecchio, i miei figli sono intorno ai 20 anni.  Partecipo con altri genitori e educatori a un gruppo di lavoro che riflette sull’educazione. Penso che la riflessione sull’educazione sia una questione che riguarda tutti noi, siamo responsabili tutti e non solo i giovani genitori e gli educatori: siamo o saremo nonni, abbiamo amici giovani e amici bambini, viviamo in questo mondo, dove l’educazione riguarda tutti quelli che hanno a cuore il futuro. Ho letto l’appello di Franco Lorenzoni e anche la risposta del maestro Rossi Doria. Se è vero che i bambini più piccoli non hanno certo bisogno degli strumenti multimediali per sviluppare l’intelligenza ma anzi è nell’aprirsi alla varietà delle espressioni della vita che la loro vitalità trova compimento, è anche vero che non si può realisticamente pensare che i bambini non utilizzino computer e televisioni fino a otto anni, meglio sarebbe allora, come dice Rossi Doria, procurare una conoscenza che permetta un migliore e più intelligente uso. Che cosa sia un miglior e più intelligente uso non è così chiaro né tantomeno certo che accada. Rossi Doria dice: costruiamo aquiloni e usiamo i computer, portiamo i bambini nei boschi, facciamo esperienze dirette insieme senza escludere l’uso del computer che può essere una di queste esperienze e le può integrare con altre informazioni. Sarebbe perfetto. Nei fatti le scuole non sono così né purtroppo sembra che lo saranno nel prossimo futuro, almeno in Italia. É senz’altro credibile che si investirà nell’acquisto di strumenti informatici per le scuole, e non si può che essere d’accordo che l’era digitale lo richiede, che non è ammissibile che ci sia chi non ha la possibilità di accedere a internet. Non si investirà altrettanto in giardini, in sovvenzioni per gite nella natura, in laboratori pratici da proporre nelle scuole elemen tari, nel fare quegli interventi che renderebbero la scuola un luogo amato e non, come credo sia ancora oggi, un posto dove i bambini vanno quasi sempre per il solo obbligo. Lo stesso maestro Rossi Doria ammette che “il corpo e il rapporto tra mani, sensi e mente vengono messi quasi di lato” nelle scuole. Ma a fronte di questa affermazione, che non è statisticamente provata dato che non ci sono statistiche su questo, si continuerà molto probabilmente a lasciare che l’integrazione tra l’uso delle mani, dei sensi e della mente sia lasciata a lato. E si darà spazio ad un tipo di apprendimento sempre più separato dalla relazione con cose vive, si privilegerà inevitabilmente un certo apprendimento che, ho la sensazione, va nella direzione di voler creare una generazione di persone capaci di far fronte alle sfide produttive che vediamo avanzare a gran velocità dai paesi del BRIC e non solo. Il dibattito che domina la società non è forse quello sull’economia e sulla capacità produttiva? A che potrebbe mai servire portare i bambini in giro per i boschi perché odorino le foglie dell’autunno e ascoltino suoni fuggitivi di uccelli e vento? Può la scuola sottrarsi alle condizioni poste dall’economia? Eppure ci sono ricerche scientifiche che ci dicono che l’apprendimento migliora dopo essere stati in contatto con un ambiente naturale, che il solo fatto di avere un panorama naturale dalle finestre della scuola migliora i risultati. Il contatto con la natura promuove la salute umana, secondo Frances Kuo dell’University of Illinois, perché migliora l’attività fisica, il sistema immunitario e riduce lo stress. Su questo c’è un unanime consenso da parte di molti studiosi a cui si aggiunge, secondo altri, lo sviluppo del senso di sé e dell’indipendenza, la riduzione dell’aggressività, maggior felicità, migliore capacità di cooperazione, interazione con altri, autodisciplina e capacità di focalizzare l&#821 7;attenzione. Tra l’altro, a proposito di attenzione, F.Kuo ha osservato che i bambini con diagnosi di ADHD (Iperattività e mancanza di attenzione) che giocano in spazi verdi hanno sintomi più lievi del disturbo. Un bambino felice e sano apprende meglio. Certo le famiglie del ceto medio e alto porteranno i loro figli nella natura abbastanza spesso, ma le stesse famiglie daranno anche un accesso ai sistemi informatici di buona qualità. Perché allora ci si preoccupa di fornire questo accesso anche alle famiglie meno fortunate ma non ci si preoccupa allo stesso modo di fornire un adeguato contatto con la natura e l’integrazione della sensibilità con l’attività corporea? In questi giorni abbiamo avuto statistiche chiare su quanti minori non abbiano accesso a internet, quanti non abbiano mai letto un libro, non siano andati al cinema nel corso dell’ultimo anno. Questo è senza dubbio un dato significativo, giustamente si è parlato di “disconnessione”  culturale, di divisione tra quelli che appaiono come due mondi diversi che coesistono nello stesso paese. Non si è detto però quali siano le ore che un minore passa in media davanti ad uno schermo. Una ricerca fatta negli USA su un campione di ragazzi tra gli 8 e i 18 anni afferma che nel 2004 la media era di 6,21ore, nel 2009 lo stesso dato era salito a 7,38 ore (che fa un totale di 51 ore la settimana visto che il sabato e la domenica in questo caso non sono festivi), considerando l’uso contemporaneo di più media (multitasking) le ore quotidiane salgono a 11. Questo studio affermava anche che i ragazzi che fanno un maggiore uso di computer sono più spesso tristi o infelici dei loro coetanei che ne fanno un uso più moderato. La questione sembra quindi vertere su quali siano gli obiettivi reali dell’educazione scolastica. Se l’obiettivo è la felicità, come concetto inclusivo di un sapere informatico, scientifico, di una sensibilità ben equilibrata e una fisicità e socialità sana e allegra di cui fa parte il contatto con la natura, o se si parla, più semplicemente e tristemente, di preparazione alla produttività. Non è corretto limitarsi a dire ciò che sarebbe giusto fare, per poi sostenere nei fatti una direzione decisamente più ristretta nella visione e riduttiva nelle opportunità fornite. Si deve avere il coraggio di vedere cosa si realizza effettivamente nella scuola e quali sono le sue implicazioni sulla vita dei nostri figli.  

 

Angela

Questa mattina mi è arrivato un appello di un maestro elementare,  Franco Lorenzoni, di cui vi ho parlato in qualche occasione. E’  l’ideatore della Casa laboratorio Cenci in Umbria che da decenni offre  esperienze di apprendimento, validissime e in linea con la nostra  visione, a gruppi e scuole. L’appello richiama le cose scritte da Santi nelle sue due ultime comunicazioni ed è per questo che lo invio  volentieri a voi tutti perché potrebbe costituire un terreno di  ulteriori stimoli per pensieri ed azioni, prima e durante l’incontro  di gennaio. Fra l’altro Franco invita a diffondere il più possibile  l’appello e r iceverebbe con piacere riflessioni al riguardo. Si  potrebbe pensare ad una collaborazione con la sua associazione…chissà.   Un abbraccio a tutti e spero a presto