Le lavagne elettroniche e i video permettono invenzioni di libere metafore? A pensarci bene non sono altro che merci strumentali che si propongono come protesi dell'immaginario eliminando l'esperienza dei sensi e il dono del reale. Il famoso slogan "il mezzo è il messaggio" che tanto dice di uno strumento interattivo capace di plasmare l'ambiente, in realtà dice di una "interpassività" e un disvalore. La realtà fittizia attiva nel fruitore una risposta stabilita da una precisa programmazione, una realtà smaterializzata che non produce odore, sapore, tattilità, suono, parole e immagini, insomma una ascesi dei sensi, un'arte del vivere .

I bambini necessitano di una interazione efficace, basata su dati di esperienza concreta, quella capace di fecondare quell'immaginario innestato su dati di realtà che viene dall'esperienza.

Il giocattolo è il più potente campo d'esperienza immaginativa che abbia a disposizione il bambino per solleciatre la mente. I bambini sanno che le cose possono essere differenti. Un bambino, figlio di un amico, usava una trombetta di plastica rossa come un cellulare: con una punta accostata all'orecchio e l'altra alla bocca conversava con un amico immaginario. Sapeva che per un principio di realtà quella cosa era uno strumento per suonare ma anche un telefonino, per lui l'oggetto, non era opaco, la sua immaginazione vede. Infatti l'immaginazione vede le cose "altre", perché tutto il reale è invenzione. Ruben Alves filosogo e pedagogista brasiliano affermerebbe: "Questa è poesia", cioè capacità di guardare come fanno i poeti usare metafore. Qualunque cosa è una y, una forcella, un incrocio tra due mondi, una biforcazione. Si può andare in un senso o in un altro. Senza questa funzione infantile la poesia non sarebbe possibile. Le cose prendono naturalmente una deriva metaforica o metonimica. L'amore è una metafora, nasce nel momento in cui il volto dell'amata o dell'amato diventa una figura diversa da quello che è. Il poeta Rilke guardava il volto dell'amata, vedeva e nominava "stelle" "costellazioni tranquille". La poesia è nelle cose e ogni cosa è un giocattolo, basta aprire la finestra spalancarla sul mondo e andare con il corpo e i sensi ad incontrare la pietra, il bicchiere, il fischio di treno, la mela, la valigia, il sorriso... coccolare le colline.

Poi bisogna stare accanto al bambino se questo chiede come si fa a costruire una qualsiasi cosa e ancora di più un giocattolo. Mica semplice, non si risolve con uno schermo. Il linguaggio umano è sempre in difficoltà quando deve descrivere le azioni fisiche. Come si fa a dare indicazioni per fare una cosa concreta se non è permesso divagare fantasticando, secondo un principio di istruzione efficace?  Come nelle istruzioni visive del fai da te, si potrebbe preparare una schede, ma non basta, bisogna disegnare le parti, definire e trovare i materiali da usare, fare riferimento a tutto quello che fa riferimento alla cassetta degli attrezzi del papà, le azioni connesse, martellare, pinzare, inchiodare, ecc... Quindi fare il magazzino come spazio per la raccolta dei materiali, il riciclo e il bricolage. Allo stesso modo di chi scrive ricette di cucina, insegnare l'uncinetto, istruire è un esercizio complesso di retorica, un ampio repertorio che si accompagna ad azioni concrete ed empatiche. Empatiche perchè esprimono in figure simpatia e vicinanza per gli attrezzi, i materiali, le azioni e i bambini, soggetti reali coinvolti. Fare giocattoli, riconnette il fatto tecnico con l'immaginazione.

Interrogati sul significato di quello che è stato fatto, ancora una volta ciò che maggiormente ci sembra importante è costruire con le proprie mani, da soli o con amici.

Con l'amico Gianfranco Zavalloni dicevamo di mani affettuose.

"Osserviamo gli occhi dei bambini e delle bambine quando costruiscono un giocattolo, quando ricevono un dono, quando un adulto li guida all'uso e al gioco: brillano di intense emozioni”.

Questi oggetti sono il porto dei loro sogni, l'origine delle più ardite fantasie e i suscitatori dei più appassionati e contradditori desideri di possesso. "Ogni oggetto amato è il paradiso terrestre", diceva Novalis. Ogni oggetto amato è ancora più amato se fatto con le proprie mani, se ha richiesto fatica e tempo, se è stato condiviso e costruito insieme a qualcuno, se è fatto da mani affettuose.

Sappiamo che le mani sono i più efficaci strumenti per dare forma alla realtà e ancora di più per formare il senso comune che ci aiuta a risolvere i piccoli e  grandi problemi della vita di tutti i giorni. Sappiamo che è necessario addestrare le mani, imparare piano piano, capire che pazientando si arriva a usarle in modo appropriato. Costruendo giocattoli questo avviene naturalmente per tentativi ed errori, con la crescita delle competenze e nella piacevolezza di una attività che configura il piacere del gioco.

I bambini e le bambine dovrebbero usare le mani e avere a disposizione strumenti e tecnologie semplici fin dai primi anni di vita.