Questo appello punta il dito su una delle questioni più importanti, forse LA questione, quella della relazione fra la crescita e il cambiamento del piccolo individuo con la crescita e il cambiamento della comunità intera. E' un dibattito che andrebbe esteso fuori dal circolo degli esperti, dovrebbe trovare spazio in ogni casa perché riguarda tutti nessuno escluso.
Io sono d'accordo con l'allarme per la situazione descritta e sono fortemente in disaccordo con la proposta dell'appello.
L'appello liberare la scuola dai computer per bambini dai 3 agli 8 anni porta con se una conseguenza pericolosissima: liberare la scuola dal compito di educare ad un uso della tecnologia legata alle radici della propria umanità, intesa come scoperta fisica del mondo. Nel dilemma fra scollegarsi dal computer per collegarsi alla vita reale o fare il contrario io sceglierei di collegare la tecnologia alla manualità e insegnare a farlo fin dall'inizio. Creare una contrapposizione e una barriera è perdente. La tecnologia non si ferma neanche quando si chiama bomba atomica. La tecnologia è potente e pervade la società intera. Un atteggiamento difensivo ha insito il pessimismo che non sia possibile insegnare un atteggiamento critico e che l'apprendimento dell'esperienza fisica, della manualità sia debole in una relazione con nuovi strumenti. I bambini dovrebbero vivere questa separazione: dentro la scuola una dimensione della vita e fuori un'altra dimensione diversa, in cui gli educatori scelgono di non entrare. Dovrebbero scegliere? Dovrebbero metterle in contrapposizione? Dovrebbero essere lasciati soli nello sforzo di conciliarle? Ricordiamoci che dagli anni cinquanta è presente nelle case e nelle famiglie uno schermo potentissimo e per niente interattivo, la televisione. La televisione ha significato sia comoda droga a disposizione degli adulti per liberarsi dalla sete incontenibile di gioco, di conoscenza e di stimoli dei bambini, ma ha significato anche l'alfabetizzazione dell'Italia, ha significato una finestra sul mondo. La tecnologia è contraddittoria lo è sempre stata. La tecnologia amplifica la possibilità di scegliere e molte di queste scelte possono essere sbagliate in termini di qualità della vita. Ma non ci si libera da questa contraddizione separando uno dei due poli e difendendosene con delle barriere.  La figura del maestro non viene mortificata, viene amplificata. I nativi digitali nascono in mezzo al guado, il maestro, specialmente in questi tempi di cambiamenti più rapidi della capacità di comprenderli, è una figura fondamentale perché può raccordare l'esperienza e la conoscenza di quello che c'era prima con la visione di quello che verrà dopo. Un dopo in costante evoluzione. Questo secondo me è il quadro di riferimento, poi i problemi posti sono veri ed enormi, a cominciare dalla realtà del sistema scuola. Questo appello rende visibile il silenzio attorno a questi temi e ci si rende conto di quanto sia assurdo non occuparsene, non discuterne, non considerarlo uno dei nostri temi più importanti, per tutti.