Eugenio Cirese può sembrare una provocazione, ma da invece da pensare. leggete, cliccate su consiglia nella pag di repubblica, fate circolare. secondo me merita. perché i bambini abbiano idee acute più che teste quadrate.

 Antonella Palermo beh scritto sulla pagina di una prof di informatica.... è alquanto insolito e poi non so... siamo sicuri che gli schermi del pc siano il diavolo e la famiglia sia assolutamente sana e soprattutto in grado di essere presente e fornire esempi di vita edificanti?... Non so.. so che la realtà è dura e le favole sono illusioni.

 Nicola Cotugno le censure non hanno mai aiutato la cultura , la formazione le crescita di una identità culturale plurale e partecuipata: credo sia una scorciatoia, censoria, e quindi facile per non affrontare l'affascinante complessità di una istruzione multilinguaggi e multitestuale, l'unica in grado di far apprezzare la cultura, in tutte le sue manifestazioni stilistiche del XXI secolo, senza rendersi anacronistica rispetto alle sfide tecnologiche

Eugenio Cirese facile trincerarsi dietro la paura delle censure. Non sarà che abbiamo paura di fare i genitori? Da genitore ognuno sbaglia come crede meglio. Io ai miei figli non ho dato computer prima degli 8 anni e vengo da una famiglia in cui con i computer si aveva a che fare dal 1964. Franco parla di bambini dai tre agli 8 anni. ed è su quella età che bisogna pronunciarsi. Non in generale. Che sennò la risposta è ovvia

 

Marzia Bisognin Sono un genitore e non un insegnante, e Franco qui parla di scuola, non di casa. Eugenio, se parli di genitori la cosa si complica assai....
Anch'io penso sia importante che l'apprendimento passi attraverso il corpo e l'esperienza del reale, in tutte le sue forme. Sono convinta che la manualità e il coinvolgimento di tutti i sensi siano formativi, anche del modo di pensare. Mi chiedo però se, nella scuola, una cosa debba per forza escludere l'altra....una risposta non ce l'ho, ma per questo mi fa piacere che se ne parli
Gli adulti però erano facilmente distratti anche prima del diluvio tecnologico, e direi che la tecnologia attualmente sia sempre lì a dimostrare la solita cosa: gli adulti si abbassano malvolentieri a cercare di comprendere gli interessi dei bambini.

 

Luisa Sacchi è proprio così...bravo franco

 

Eugenio Cirese neanch'io sono un insegnante come sai bene. E non ho trovato grande aiuto nella scuola per i miei figli. Come padre io ho scelto pensando che ridurre tutto a 0 1 ovvero a bianco e non bianco , nero e non nero. ridurre insomma tutte le possibilità a due non fosse cosa buona e giusta. Ho puntato sul fatto che il modo di ragionare non fosse subito incanalato in una alternativa secca. a veder come sono cresciuti Lu e Ma non mi pare di aver fatto troppo danno Il discorso di Franco mi piace perché mi sembra quello di un maestro che si vuol prendere le sue responsabilità. Un abbraccissimo.

 

Marzia Bisognin scusa se son tonta.... ma mi spieghi come se fossi un bambino di 6 anni la parte del 0 1 ovvero bianco e non bianco...?

 

Eugenio Cirese sono tonto io se non mi spiego: ma tutte le macchine che ci piacciono tanto. a me per primo, funzionano con linguaggio binario. appunto 0 e 1 se non dico castronerie. Come un interruttore mi diceva mio padre. Questo riduce a due e solo due le possibilità. Come incide nel modo di pensare quando si è così piccoli? Mi direte che il mondo funziona proprio così. ma io invece mi vesto di grigio proprio per ricordarmi sempre che tra bianco e nero forse si può cercare un'altra via.

 

Roberto Ulisse Fazzalari Non bisogna proibire ma proporre di meglio, si vince solo cosi!!

 

Laura Di Nitto caro Eugenio Cirese, non credo sia una proposta anacronstica, riferendosi solo ai bambini fino agli 8 anni e poi al contesto scolastico. non vedo demonizzazioni dell'uso delle tecnologie nell'educazione. Tra l'altro, vista dall'India, sembra una cosa così lontana la lavagna interattiva e il tablet nelle classi - qui spesso l'unico tablet è la lavagnetta con il gesso che il bambino usa a scuola e a casa per fare i compiti....ma questa è un'altra storia. Ad ogni modo, mi interesserebbe l'opinione dell'amica Maria Ranieri espertissima dell'argomento.

 

Enrica Alteri Someone told me that her 2 year old tried to "enlarge" with her fingers the image in a book, as she is already used to doing in the iPAD,,, Funny, but not funny. I like Franco's proposal."

 

Beatrice Dond ha commentato a casa sua: non posso condividere. è come dire niente Bic fino agli otto anni si continui ad usare la stilografica...

Claudio Tulli molto giusto...è l'età del “realismo MAGICO”...impossibile distruggerla con il sapere informatizzato!

 

Salvo Amato Ho condiviso l'appello nel nostro gruppo FB Chiamalascuola, molto bello anche sotto l'aspetto poetico! Aggiungo però che dopo gli 8 anni la scuola deve educare seriamente i ragazzi ad un uso corretto delle tecnologie informatiche e non limitarsi solo a semplici dimostrazioni o applicazioni finalizzate a risolvere un problema o a velocizzare i calcoli. L'uso corretto delle nuove tecnologie è un tema che va oltre la scuola, e abbraccia anche la sfera sociale dell'individuo, argomento che abbiamo discusso in un recente incontro presso l'IC Mussolente (VI) e che tra pochi giorni, pubblicheremo nella bacheca del nostro gruppo gli atti del convegno.

 

Luisella Mori Ciao, posso aderire alla vostra petizione? Sono insegnante di inglese in un istituto superiore e ho tre bambini. Non vorrei proprio che i miei figli (o quelli degli altri, o i miei futuri alunni) fossero messi davanti a uno schermo fin dalla più tenera età! Molto meglio dare spazio al disegno, agli orti e a tanti altri progetti che facendo usare il corpo, sviluppano la mente e la voglia di imparare! Cordiali saluti, Luisella Mori

 

Monica Rizza buon pomeriggio, per l'appello di Lorenzoni: faccio parte di un comitato genitori e insegnanti in difesa della scuola pubblica (Pontedera, Valdera, Pi) e sono anche presidente cdi di un istituto comprensivo. Potrebbe essere interessante far girare il vs appello e raccogliere un po' di firme/adesioni? grz x un riscontro, cordiali saluti e buon lavoro, Monica Rizza - Pontedera

 

Rita Benvenuti Finalmente qualcuno tra gli educatori si oppone a questa logica che vuole assuefare i bambini ad essere il primna possibile "consumatori" di tecnologia. Ma come dice la nota pedagogista fiorentina Idana Pescioli i bambini debbono essere stimolati ad "usare il cervello prima dell'uso del computer".

 

Mario Piatti Concordando in linea di massima con la lettera aperta di Lorenzoni, ritengo che comunque qualche punto interrogativo rimane: "fino a 8 anni"; e a 9 anni il problema non esiste più? Se può esser giusto prendere provvedimenti all'interno della scuola, non si dovrebbe anche migliorare la relazione con i genitori, potenziandone una formazione in relazione alle scelte educative scolastiche? La "proibizione" degli "schermi" tecnologici a scuola non li renderebbe più desiderabili poi fuori della scuola? Non è forse l'abuso da controbattere, e non tanto l'uso? Con un uso corretto delle tecnologie, quali sono i vantaggi o gli svantaggi nello sviluppo mentale-emotivo-relazionale dei bambini?
Ogni nuovo strumento di comunicazione ha sempre attivato dibattiti e discussioni in merito all'uso che ne potrebbe essere fatto nell'educazione. Viene in mente a questo proposito il dibattito sui fumetti negli anni '50 tra Nilde Jotti, che vede nel fumetto diversi pericoli, da quello morale a quello didattico, e Gianni Rodari che - come afferma Pino Poero - in posizione minoritaria e anticipatrice, si chiede: «E perchè non sarebbe legittimo raccontare in questo modo? Vi sono molti modi di raccontare, con la parola scritta, con la voce, con l'immagine ferma o con l'immagine in movimento...» (cit. in Pino Boero, Una storia, tante storie. Guida all'opera di Gianni Rodari, Einaudi, Torino, 1992, p. 13). O anche le polemiche e il dibattito che da cinquant'anni sono attivati sull'incidenza che la televisione può avere sull'educazione o la diseducazione dei bambini. Potrebbero valere anche per il computer le parole che sempre Rodari, nel 1966, dedica al rapporto tra lettura di un libro e schermo televisivo (cfr.: Nove modi per insegnare ai ragazzi a odiare la lettura, in G. Rodari, Scuola di fantasia, Editori Riuniti, Roma, 1992, pp. 79-80) : «I bambini sanno che la TV non è una "stupidata": la trovano divertente, piacevole, utile. Può darsi che le sacrifichino qualche ora più del necessario, può darsi che si riducano talvolta in quello stato di semi-incoscienza nel quale il telespettatore bituale, bambino o adulto, casca dopo qualche tempo, e di cui è un sintomo la totale passività con cui accetta dal teleschermo senza scegliere e senza reagire qualsiasi programma. Questo non toglie che nel complesso i meriti educativi della TV superino i uoi demeriti. [...] Psicologicamente, poi, non mi pare che negare un divertimento, un'occupazione piacevole (o sentita come tale, che è lo stesso) sia il modo ideale di farne amare un'altra: sarà piuttosto il modo di gettare su quest'altra un'ombra di fastidio e di castigo». Preferisco sempre l'"e-e" (con i dovuti accorgimenti) all'"o-o".

 

Elisa Albanesi Ciao Eugenio, scusami se ti rispondo in ritardo ma volevo avere il tempo necessario per articolare per bene una risposta alla tua nota; ci tenevo perché proprio qualche tempo fa discutevo di questo tema con mio fratello, che frequenta il liceo, e al quale hanno "consigliato" di comprare un tablet per uso scolastico. Premetto che non sono affatto contraria all'uso della tecnologia anche a scuola, ma solo se moderata, usata all'età giusta, ma soprattutto dopo una preparazione "critica" ad essa. Devo dire che, nonostante le prime perplessità, mi è stato molto d'aiuto l'esame di informatica che ho sostenuto per l'università, incentrato, più che sulla tecnica, sulla "filosofia dell'informatica"; ebbene dai libri che ho letto sull'argomento mi è apparsa subito chiara una cosa ovvero che coloro che hanno "immaginato" tecnologie come il calcolatore prima, il computer poi e infine internet hanno immediatamente compreso e messo in luce le conseguenze negative che potevano derivare da questi mezzi. Ti faccio un esempio. Il filosofo e matematico Norbert Wiener nel 1950 scrisse " Forse non sarebbe male che il gruppo di uomini che oggi sta creando la cibernetica aggiungesse al suo organico di tecnici provenienti da tutte le parti del mondo, qualche serio antropologo, e magari un filosofo che avesse una certa curiosità per le cose del mondo".  E ancora " Abbiamo contribuito all'inizio di una scienza che (...) riguarda sviluppi tecnici con grandi possibilità per il bene e per il male". Si recò negli anni Cinquanta dai sindacati, per dire loro che, prima o poi a causa di ciò che lui stesso stava creando, gli uomini ( o meglio i lavoratori) non sarebbero stati più necessari. Stava a loro trovare il modo di trovare per renderli nuovamente tali. Ovviamente fu considerato un pazzo. Questo per dire che se proprio la scuola deve includere l'uso delle tecnologie, deve insegnare in primo luogo i loro limiti o comunque dovrebbe essere in grado di saper mettere in discussione anche questo aspetto che oramai ci è stato reso necessario, magari cercando di sviluppare anche riflessioni su questo famigerato "mondo parallelo". Anche se spero che ai bambini di otto anni sia data l'opportunità di immaginare, come poi non riusciranno più a fare, un mondo perfino più bello di quello virtuale. Grazie di avermela mandata! E scusami temo che la risposta non sia comunque completa o articolata come avrei voluto.

 

Michela Felici Condivido parola per parola! anche nelle scuole medie non dovrebbero esistere. Non c'è più rispetto dei bambini e delle bambine come persone, bensì vi è l'aberrante logica per cui si segue o insegue il consenso dell'utenza che non è più caratterizzata dagli alunni ma dai genitori e dai loro capricci che rendono i figli fragili emotivamente e poveri spiritualmente. la vera tragedia del nostro nuovo secolo a mio avviso sta propio in questo : si rinnega l'infanzia, di colpo vengono cancellati oltre 150 anni di studi scientifici per tornare al bambino nano o meglio al bambino adulto. SI NEGS AI BAMBINI IL DIRITTO DI ESSERE BAMBINI