Quando parliamo di difficoltà non intendiamo solo quelle che riguardano in modo specifico le disabilità, ma anche le grandi e piccole fragilità che ciascuno di noi si porta dentro.
In questa proposta, che ha al centro l’apertura all’ascolto, cerchiamo di dare a tutti l’opportunità di scoprire che l’aiuto ci può arrivare anche da chi non ce l’aspettiamo. E che questo può essere facilitato dal vivere insieme e dal condividere esperienze.
Il nostro intento sta, infatti, nel proporre attività che rimescolino le carte e mettano in gioco i ruoli di tutti, perché ciascuno può trovarsi nella condizione di sostenere o di avere bisogno di essere sostenuto.
Ognuno di noi ha accumulato nella vita molte idee precostituite e molti “pregiudizi” verso gli altri, sia positivi che negativi. Il problema è riuscire e continuare a stupirci nell’incontro con l’altro, sciogliendo alcune nostre rigidità
 
IL SENSO DELLA PROPOSTA
La Casa-laboratorio di Cenci propone un laboratorio rivolto a giovani disabili, operatori e insegnanti per vivere insieme difficoltà e scoperte. Lo spiazzamento dovuto alla campagna (con le sue “barriere naturali”) e a proposte che coinvolgevano fortemente l’emotività, perché fondate su sfide naturali e sulla necessaria fiducia e bisogno dell’altro, sappiamo per esperienza che possono mettere positivamente in discussione il ruolo di ciascuno.
Questa modalità di lavoro cerca un rimescolamento dei ruoli perché, forse, chi ha bisogno di sostegno in certi momenti è sostenuto gli altri.
 “Ieri una insegnante della scuola elementare -racconta Roberta, madre di un ragazzo Down- mi ha fermata e mi ha detto che mio figlio, quando danza, è veramente bravo. Mi ha colpito la parola “veramente”, perché in genere, quando si parla delle capacità dei nostri figli, c’è spesso un giudizio paternalistico, che valuta l’abilità in base alle sue possibilità.”
Ciò che vorremmo approfondire è quel “veramente bravo”, cioè il campo, l’azione, l’attività in cui ciascuno di noi, disabile o no, riesce veramente bene, anche a prescindere dal suo punto di partenza. Imparare a vedere ed aiutare a scoprire le attività in cui ciascuno può dare il meglio di sé ci sembra particolarmente importante se si vuole approfondire una ricerca sulla qualità del contesto educativo, che è creato dagli spazi, dai tempi e dalle persone che vi operano.
Sappiamo bene che il lavoro degli insegnanti e degli operatori si fonda, innanzi tutto, sulla persona che opera, dunque sulla memoria e sulle esperienze vissute da ciascuno che partono, necessariamente, dal proprio carattere, dalla propria passione e dai talenti che si è in grado di mettere in gioco nella relazione educativa con i ragazzi.  
Se dunque il corpo-memoria è il principale strumento di lavoro, sia per gli insegnanti e gli operatori che per i ragazzi, è importante che vi siano momenti in cui è possibile approfondire la propria ricerca individuale e di gruppo.